La Roma-Ostia del cuore

di Raffaella Caiolo

“Corri col cuore” … si apre così la mia Roma Ostia 2015. Ancora Roma ed ancora quell’intensa ed irrinunciabile voglia di far parte, per un giorno, del centro del mondo.

Un’altra avventura, un’altra sfida con me stessa, un’altra pagina della mia vita scritta con tanto ardore a cui non resta che il finale. Uno spazio vuoto che aspetta di essere colmato con parole figlie di istanti unici ed a tratti magici.

Il momento tanto atteso, uno di quelli che fai tuo in maniera totale. Un traguardo che provi ad immaginare, e cerchi  con umiltà di rincorrere e raggiungere, tra la fatica fisica e mentale, gli imprevisti, le rinunce ed il sacrificio.

Un’attesa a tratti infinita, capace di donare spazi di sconforto e ti logora dentro; ti consuma e ti prosciuga, ma che coscientemente affronti.

La Roma – Ostia è arrivata … eccola bella, affascinante a tratti subliminale. Una corsa che ti pervade, ti conquista e che scatena emozioni e sensazioni degne del miglior copione teatrale.

La grande bellezza di Roma, la maestà che la storia le attribuisce … uno scenario perfetto, capace di far sentire ciascuno protagonista assoluto.  Scenari epici come epica è la madre di tutte le discipline.

La corsa che diviene poesia, accompagna i tuoi momenti che ti abbraccia e ti stringe. La corsa che aiuta. La corsa che tanto toglie, ma che in altrettanta misura regala.  Il gusto di un gesto senza senso, ai più, che non produce niente, che non serve a niente, ma che ti spoglia dei pensieri,ti libera e ti concede di vivere in assoluta autonomia.

Eccola, quindi, la Roma – Ostia: un connubio perfetto tra divertimento, sano agonismo e libertà. Una libertà che ti rende leggero di pensare, di andare oltre; una spensieratezza fatta di poco,ma allo stesso tempo pesante ed importante.

La magia di 21,097 Km che inebria, indica e che segna un percorso fatto di sudore, fatica e forza. Una “costrizione” fisica e mentale che non diviene cella, ma al contrario apre spiragli nuovi e per certi versi sconosciuti. Uno stato che ti isola, seppur in un fiume umano, e ti dona la possibilità di scavare dentro  te stesso, di pensare l’impensabile, di sorridere dei tuoi ricordi e fa divenire lucidi gli occhi perché in cuor tuo sai che sarà una lacrima a racchiudere l’essenza di tutto.

Non è retorica definire questa gara l’evento, ma l’assoluta realtà. I numeri che essa porta in dote ne sono valido esempio; la capacità di aggregare persone e mondi è peculiarità che solo i grandi eventi hanno in sé.

Un obiettivo inseguito e faticato; costruito giorno dopo giorno e non solo con gesti e sforzi fisici, ma ancor prima con parole, quelle del cuore.

Dialoghi che fanno da sottofondo musicale al proprio incedere. Passo dopo passo, respiro dopo respiro, battito dopo battito, eccole quelle parole … scalfite nella testa, capaci di darti coraggio nei momenti di maggior difficoltà, di rasserenarti ed avvolgerti in un’aurea di sicurezza che mai nessuno potrà invadere.

Trovi lì la forza di non mollare. E’ nell’intensità di esse che si scorge l’essenza unica ed irripetibile del “devo farcela”. Ti aggrappi, stringi forte i pugni e le tieni strette perché è con loro che dovrai arrivare ed  è anche per loro che porterai a compimento quest’ennesima avventura.

Fatica e perseveranza, sconforto e tenacia, binomi che disegnano il proprio corpo, lo elevano ad uno stato che diviene quasi incontrollabile,in cui l’unica che riesce a penetrarvi è l’imprevedibilità.

Una mina vagante che diviene protagonista allorquando trova terreno fertile. Ti invade, penetra nel tuo io diventando padrona incontrollata. E tu stai lì … quasi inerte, inghiottito da questo vortice impetuoso che non lascia scampo. Continui la tua corsa, affannandoti nel riprendere in mano le redini del tuo andare. Sai di potercela fare e così stringi i denti, ascolti la forza che è in te, ritrovi fiducia e vai … senza più nessun limite e senza più alcuna “costrizione”.

L’imprevedibilità del resto può tramutarsi in occasione. Questo non significa dimenticare il dolore, al contrario vuol dire attraversare quel muro di sofferenza che si innalza ed uscirne rinnovati. Piangere fino a quasi ad annegare per poi scattare in una corsa senza capo né coda e ritrovarsi finalmente asciutti.

E così,quindi, ti lasci trasportare dai ricordi, da quelle parole che ti hanno scaldato il cuore, da quei gesti colmi di tenerezza, da quel dire che ha piacevolmente sconvolto la tua vita, da quegli sguardi che da soli valgono più di tante parole messe insieme. Ti affidi a ciò che sarà, perché il passato lo sai ed il presente lo fai tu in quegli istanti.

La mente, ormai, assuefatta lascia la scena al cuore, quel motore indispensabile per ognuno, un meccanismo tanto complesso quanto vitale.

Il cuore che tutto conosce e tutto vive. Esso che accoglie, custodisce e detiene.

Disegni un percorso che alla fine sarà solo tuo e lo fai con coscienza di ciò che sei. La partenza e l’arrivo sono attimi che accomunano, ma è ciò che sta nel mezzo che è qualcosa di unico e diverso per ognuno. Non si può attraversare tutto il percorso senza aver patito. Se accade è perché il percorso è stato troppo breve, o perché non lo abbiamo affrontato sfruttando fino in fondo le nostre potenzialità.

Vai … insisti in una corsa che non è solo raggiungere un mero traguardo, ma che nasconde significati ben più profondi. Un susseguirsi di passi che disegnano il tuo presente che sarà storia; un volgere verso una conoscenza di sé più profonda e che consente di metterti a nudo: tu e le tue emozioni.

Un modo per guardarsi allo specchio, tentando di scoprirsi ogni giorno migliore; un modo che porta ad un’accettazione di sé, che insegna a volerti bene senza mai peccare di narcisismo o egoismo.

Una sinfonia che accompagna per tutta la vita, anima il tuo quotidiano e che consente di evadere dallo stesso, donandoti attimi di beatitudine. Un momento che sai non sarà solo tale, ma che diverrà uno stato da ricercare quando gli ostacoli del vivere “normalmente” si paleseranno e le amarezze ti negheranno il sorriso.

Sarà la bellezza di quei momenti a ridarti fiato in una vita che soffoca.

Eccola la Roma –Ostia: una rincorsa alla conquista di se stessi. Una partenza verso un mondo sconosciuto, ma che sai di dover ricercare, con ogni goccia di sudore, fino allo stremo delle forze.

E quando intravedi il traguardo, ecco che ti rendi conto di aver abbattuto quei muri che ti tenevi dentro. Liberi il tuo io in un pianto naturale, perché sai che i tuoi occhi ne erano colmi. Lasci libere le emozioni di volare alto, di raggiungere chi ti è stato accanto ancora una volta, ti ha preso per mano e ti ha guidato.

Attendi che il tuo bacio, affidato al vento, arrivi a destinazione e  possa posarsi lieve sul viso di chi vedi lontano da te, ma che inesorabilmente riempie la tua vita, la scalda e le dona senso. In quegli attimi rivedi sguardi, ritrovi sorrisi,percepisci respiri di quelle che sono le tue certezze, le tue emozioni e che nell’incanto di tutti i silenzi,rappresentano il canto che libera gioia, rifugio e passione.

E’ così lentamente, scivola via un’altra parte di te, sicuramente stanca fisicamente,ma piena di sensazioni e sentimenti.

Chiudi gli occhi, racchiudi il viso tra le mani, piangi e pensi di avercela fatta … nonostante tutto.

E’ tutta qui la bellezza della Roma –Ostia … una bellezza acqua e sapone, semplice e senza fiato. Una bellezza che ti avvolge e sconvolge, che ti fa sentire unico.

La magia senza tempo che abbraccia chi sei, dove sei e dove vai. Ti segue in una solitudine che si tramuta in silenzio. Un silenzio desiderato, cercato, e infine conquistato. Il silenzio che mette a tacere il ronzio costante che accompagna, nella frenesia di ogni giorno, e che le orecchie nemmeno distinguono più. Il silenzio che torna ad imporsi con tutta la sua forza nel momento in cui viene spazzato via dall’irrompere di qualcosa o qualcuno. Qualcosa o qualcuno che non sa che la solitudine può essere un bene che non tutti si meritano. Solo “i pochi che sanno vivere con la speranza nei cuori e le ali ai piedi”.

La Roma – Ostia è questa … è vivere la propria leggenda personale.

Il mio GRAZIE sentito … a chi c’era ed a chi c’è.

A mio nipote con amore infinito.

Ciao Domenico!

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